Ricorso per SCIA

Il TAR Sicilia, Sede di Palermo, con il decreto cautelare n. 133/2018, ha accolto l’istanza cautelare volta ad ottenere la sospensione dell’efficacia del provvedimento di annullamento di una SCIA inoltrata da una catena di punti vendita per ristorazione assai nota a Palermo.

L’azione proposta ha l’importante intento di affermare la sussistenza in capo all’Amministrazione di limiti molto stringenti nell’esercizio di poteri di annullamento in autotutela in materia di SCIA per esercizi commerciali.

Si tratta di tutele essenziali per i commercianti, da tempo fortemente vessati a causa di gravi inefficienze della Pubblica Amministrazione.

Le recenti riforme in materia di procedimento amministrativo, invece, hanno fortemente limitato il potere di ripensamento dell’Amministrazione, imponendo innanzitutto una comunicazione preventiva dei possibili rimedi esperibili dal privato al fine di “sanare” la sua posizione.

Ove il privato non sia stato preventivamente informato delle procedure volte alla rimozione di eventuali o presunte irregolarità, il provvedimento di annullamento deve essere considerato illegittimo.

Ed infatti, il Tar Palermo ha accolto l’istanza cautelare “Considerato che sussiste il danno temuto …, posto che il riavvio dell’attività svolta dalla ricorrente non può comportare alcun sostanziale pregiudizio per l’interesse pubblico perseguito dagli atti impugnati”.

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RICORSO PER OPPOSIZIONE ALLA STIMA – INDENNITA’ DI ESPROPRIAZIONE

L’anno 2017 è stato contrassegnato da molteplici pronunce della Corte di Cassazione in tema di “determinazione giudiziale dell’indennità di espropriazione”.

L’espropriazione per pubblica utilità altro non è che un procedimento amministrativo volto all’adozione del c.d. “Decreto di Esproprio”, con il quale l’ente “espropriante” costituisce un diritto di proprietà su un bene immobile (o altro diritto reale), in favore del “beneficiario” dell’espropriazione, così estinguendo il corrispondente diritto in capo al soggetto “espropriato”, che sino a quel momento ne era titolare.

L’articolo 42 della Costituzione, invero, consente alla Pubblica Amministrazione di sacrificare la proprietà privata solo nel nome di generali finalità pubbliche, ed a fronte di un indennizzo.

Inoltre, l’art. 834 del codice civile aggiunge che l’indennità dovuta all’espropriato deve essere giusta”ossia idonea ad assicurare un adeguato ristoro al proprietario di un bene espropriato, a fronte dell’impoverimento del proprio patrimonio.

Pertanto, nel caso in cui la somma definitivamente assegnata non si dovesse ritenere commisurata al pregiudizio subìto, il soggetto espropriato potrà rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per tutelarsi.

In virtù dell’art. 29 del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, infatti, il proprietario di un bene espropriato (o il promotore dell’espropriazione o il terzo che vi abbia interesse) potrà proporre opposizione giudiziale all’indennità, entro trenta giorni dalla notifica da parte dell’Autorità espropriante del decreto di esproprio o della stima peritale, se quest’ultima dovesse essere successiva al decreto.

Tuttavia, anche in mancanza della stima definitiva e della sua notificazione è, comunque, consentito di agire in giudizio, per chiedere la determinazione della giusta indennità d’espropriazione.

Ciò al fine di evitare che l’inerzia della Pubblica Amministrazione vada a detrimento dei diritti del soggetto espropriato.

Va segnalato, a tal proposito, che la Suprema Corte ha ribadito che il suddetto termine di decadenza di trenta giorni non opera se la stima definitiva dell’indennità non sia stata effettuata. Ed infatti, l’azione di determinazione giudiziale dell’indennità, in quest’ultima ipotesi, è proponibile finché non siano trascorsi dieci anni (Cass. Sez. 1, sentenza n. 5517/2017).

Di notevole interesse è poi una pronuncia che esclude l’indennizzo dell’espropriazione di un immobile abusivo “non essendo più generalmente consentito che chi versi in una condizione d’illiceità tragga vantaggio da essa” (Cass. Sez. 1, ordinanza n. 27863/2017).

Tipologia di ricorso

Il ricorso per l’opposizione alla stima è individuale e va proposto dinnanzi alla Corte di Appello nel cui distretto si trova il bene espropriato.

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