Ricorso punteggio errato concorso scuola 2016

Molti aspiranti docenti del concorso scuola 2016 non sono riusciti, purtroppo, ad essere ammessi alla prova orale, in quanto nelle precedenti prove (scritta e pratica) non sono riusciti ad ottenere il punteggio minimo previsto dal D.M. MIUR 95 del 23/02/2016, che ha disciplinato le prove d’esame del concorsone.

Tale esclusione, tuttavia, non sempre è risultata legittima in quanto, molto spesso, nonostante i candidati avessero di fatto raggiunto il punteggio minimo, non sono stati comunque ammessi alla successiva prova orale, e ciò a causa di un errato calcolo nella sommaria dei punteggi delle singole prove.

Più in particolare, l’art. 8 del D.M. 95/2016 stabilisce che per i candidati chiamati a sostenere sia la prova scritta che la prova pratica, la commissione assegna a ciascuna delle prove scritte un punteggio massimo di 30 punti. Alla prova pratica è assegnato un punteggio massimo di 10 punti. Il punteggio complessivo è dato dalla media aritmetica dei punteggi totali conseguiti in ciascuna prova scritta o scritto-grafica, cui si aggiunge il punteggio conseguito nella prova pratica. Le prove sono superate dai candidati che conseguono il punteggio complessivo di 28/40, fermo restando, nel caso di più prove, che in ciascuna di esse il candidato deve conseguire un punteggio non inferiore a quello corrispondente a 6/10.

Detto altrimenti, per la prova scritta il punteggio è attribuito in trentesimi, mentre per la prova orale il punteggio è attribuito in decimi, ed il successivo passaggio alla prova orale avviene soltanto se il candidato consegue un punteggio minimo di 28/40, pari ovvero a 7/10.

Orbene, la previsione di cui al precedente art. 8 risulta palesemente illegittima nella misura in cui stabilisce che il punteggio complessivo è dato dalla media aritmetica dei punteggi della prova scritta (espressi in trentesimi) e della prova pratica (espressa in decimi), nonostante questi siano espressione di grandezze disomogenee.

Di seguito si riporta un esempio dell’effetto distorsivo di tale previsione.

Ipotizziamo che il candidato consegua:

– nella prova scritta un punteggio di 18,25/30 (pari a 6,08/10)

– nella prova pratica un punteggio pari a 8,7/10

dunque, secondo il dettato normativo, il punteggio complessivo ottenuto dal candidato è pari a 26,95 (18,25+8,7), quindi inferiore a 28/40, e pertanto non sufficiente ad accedere alla successiva prova orale.

Se, invece, venissero giustamente sommati i diversi punteggi secondo grandezze omogenee, ovvero prova scritta (6,08) e pratica (8,7) rapportate entrambe in decimi, il risultato ottenuto (6,08+8,7=14,78) sarebbe sufficiente all’ammissione del candidato alla successiva prova orale (14,78/2=7,39).

Secondo il predetto esempio, infatti, il candidato ha ottenuto di fatto un punteggio di 7,39 decimi, e dunque superiore a 28/40 (ovvero 7/10).

Normativa

Quanto sopra rappresenta espressione di violazione dell’art. 400 del D. Lgs. 297/1994, nella misura in cui stabilisce che “9. Le commissioni giudicatrici dispongono di cento punti di cui quaranta per le prove scritte, grafiche o pratiche, quaranta per la prova orale e venti per i titoli. 10. Superano le prove scritte, grafiche o pratiche e la prova orale i candidati che abbiano riportato una votazione non inferiore a ventotto quarantesimi. 11. La valutazione delle prove scritte e grafiche ha luogo congiuntamente secondo le modalità stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1989, n. 116. Peraltro, l’attribuzione ad una prova di un punteggio che, riportato a decimi, sia inferiore a sei preclude la valutazione della prova successiva”.

Dunque, i quaranta punti previsti per la valutazione delle prove scritte, grafiche o pratiche debbono essere equamente distribuiti tra le diverse prove.

Giurisprudenza

In tal senso si è già espressa la Suprema Magistratura Amministrativa, che con la Sentenza 950/2016 del 9/03/2016, ha ritenuto che è “indubitabile che i quaranta punti debbano essere attribuiti alla valutazione nel suo complesso delle prove scritte grafiche o pratiche, onde l’Amministrazione ha illegittimamente alterato il suddetto principio, attribuendo trenta punti per la valutazione delle prove scritte e grafiche e altri dieci punti per quelle pratiche, con ciò frazionando arbitrariamente le prove medesime ed il relativo punteggio, al fine di creare un ulteriore momento di selezione non consentito dalla vigente normativa”.

Detto indirizzo è stato recentemente ulteriormente confermato dal Consiglio di Stato con la Sentenza n. 5804/2017 del 11/12/2017, nella quale ha affermato che “come ha correttamente affermato il TAR, anche in questo caso va data continuità all’indirizzo giurisprudenziale di questa Sezione (cfr. Cons. St., VI, 28 maggio 2015, n. 5633; id., nn. 950 e 951 del 2016; id., 11 luglio 2016, n. 3038; id., 12 settembre 2017, n. 4320), per il quale, stante l’art. 400, comma 9, del Dlg 16 aprile 1994, n. 297 («Le commissioni giudicatrici dispongono di cento punti di cui quaranta per le prove scritte, grafiche o pratiche, quaranta per la prova orale e venti per i titoli»), nella valutazione delle prove, alla prova pratica va attribuito lo stesso “peso” delle prove scritte; […] – pertanto, secondo la citata giurisprudenza, i quaranta punti de quibus devono «essere attribuiti alla valutazione nel suo complesso delle prove scritte grafiche o pratiche, onde l’Amministrazione ha illegittimamente alterato il suddetto principio, attribuendo trenta punti per la valutazione delle prove scritte e grafiche e altri dieci punti per quelle pratiche, con ciò frazionando arbitrariamente le prove medesime ed il relativo punteggio, al fine di creare un ulteriore momento di selezione non consentito dalla vigente normativa»; – siffatta alterazione discende proprio dall’art. 8, comma 4, del DM 95/2016, cui l’art. 6, comma 6, del bando rinvia e che il sig. […] ha specificamente contestato in primo grado (cfr. pagg. 26/27 del ricorso al TAR), laddove ha appunto stabilito l’assegnazione di punti 10 per la valutazione della prova pratica, ma che così non sfugge a quel vizio di irrazionale disomogeneità dei punteggi dedotto col ricorso di primo grado”.

Tipologia di ricorrente

Il ricorso potrà essere promosso dal candidato che abbia superato le prove scritta e pratica con un punteggio complessivo medio di almeno 7/10 (e ciascuna prova con un punteggio non inferiore a 6/10), e la pubblicazione del provvedimento di esclusione alla prova orale sia avvenuta non oltre 60 giorni fa.

Tipologia di ricorso

Il ricorso è individuale e va proposto dinnanzi al TAR Lazio, sede di Roma.

INFO

Per richiedere informazioni sul ricorso scrivi al seguente indirizzo email info@avvocatosaia.com – oppure contattaci al seguente numero 091/7462637 o compila il modulo “Entriamo in contatto” precisando nel messaggio la tipologia di ricorso per il quale si richiedono informazioni

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Articolo a cura dell’Avv. Maria Saia

Ricorso concorso scuola 2018

Gli esclusi dal concorso scuola agevolato 2018 (clicca qui per approfondimento), il cui Bando è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 14 il 16/02/2018, e che dovranno ricorrere alla Giustizia Amministrativa per potervi partecipare, potranno presentare la domanda di partecipazione in modalità cartacea (clicca qui per la domanda), considerato che il Bando prevede esclusivamente la modalità informatica di presentazione, ovvero tramite l’accesso alla piattaforma POLIS (art. 4, comma 3 del Bando).

La presentazione della domanda in modalità cartacea, da parte del docente, è finalizzata soltanto a dimostrare, in sede giudiziaria, l’interesse ad agire del ricorrente che, seppure illegittimamente escluso, si è comunque adoperato mediante una soluzione alternativa di presentazione.

All’art. 4, comma 7 del Bando è previsto, altresì, che “Per la partecipazione alla procedura concorsuale è dovuto, ai sensi dell’art. 1 comma 111 della legge n. 107/2015, il pagamento di un diritto di segreteria pari ad euro 5,00 per ciascuna classe di concorso/posto di sostegno per cui si concorre. Il pagamento deve essere effettuato esclusivamente tramite bonifico bancario sul conto intestato a: sezione di tesoreria 348 Roma succursale, IBAN: IT 79B 01000 03245 348 0 13 2407 01 Causale: «regione – classe di concorso/posto di sostegno – nome e cognome – codice fiscale del candidato»”.

La copia del bonifico deve essere allegata alla domanda cartacea, mentre l’originale dovrà essere conversata scrupolosamente dal ricorrente.

La domanda cartacea di partecipazione al concorso dovrà essere spedita entro, e non oltre, giorno 22/03/2018, con raccomandata A/R al MIUR e all’Ufficio Scolastico Regionale di interesse.

Copia della domanda di partecipazione al concorso, copia del bonifico e copia delle ricevute di spedizione delle raccomandate inviate al MIUR e all’USR di interesse devono essere allegate alla modulistica di partecipazione al concorso (clicca qui per scaricare il modulo di adesione).

Potranno aderire al ricorso i seguenti docenti esclusi

  • dottori di ricerca;
  • docenti in possesso di un titolo di specializzazione;
  • docenti in CDC di nuova istituzione A053-A055-A059-A063-A064-A065 (DPR N. 19 DEL 14/02/2016)
  • docenti tecnico pratici (ITP), non inseriti in GAE o in II fascia delle G.I. prima del 31/05/2017;
  • docenti AFAM (nuovo e vecchio ordinamento);
  • docenti con 180 giorni di servizio all’anno, per un periodo di almeno 3 anni, prestato nelle scuole statali, paritarie;
  • docenti abilitati all’estero dopo il 31/05/2017;
  • docenti in possesso del requisito per effetto di un provvedimento giudiziario non definitivo.

Si potrà aderire al ricorso collettivo entro il 31/03/2018, al costo di €. 150,00, da promuovere dinnanzi al TAR Lazio sede di Roma

PER ADERIRE

Per aderire al ricorso scarica il seguente modulo, da inviare entro il 31/03/2018, a mezzo posta, al seguente indirizzo:

Studio Legale SAIA-VALENZA, Via Giacomo Cusmano n. 3, 90141 Palermo

INFO

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Ricorso per concorso Dirigenti Scolastici

E’ stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 90 del 24 novembre 2017, il tanto atteso Bando per il “Corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali”.
Di tratta di un corso-concorso nazionale, organizzato su base regionale, per il reclutamento di dirigenti scolastici nei ruoli regionali presso le istituzioni scolastiche statali, inclusi i centri provinciali per l’istruzione degli adulti.
I posti messi a bando sono n. 2416, oltre n. 9 posti destinati alle scuole con insegnamento della lingua slovena e sloveno-italiano del Friuli Venezia-Giulia, mentre quelli destinati al corso di formazione nazionale sono 2900 posti.
La domanda di partecipazione potrà essere presentata dalle ore 9:00 del 29 novembre 2017 e fino alle ore 14:00 del 29 dicembre 2017, tramite il sistema POLIS, accompagnata dal pagamento di diritti di segreteria di €. 10,00.
Orbene, da un attento esame del Bando concorsuale emerge con ogni evidenza che, ancora una volta, il MIUR ha illegittimamente escluso diverse categorie di docenti a parteciparvi.
Ed invero, all’art. 3 del Bando sono stabiliti i requisiti generali di ammissione, secondo cui è ammesso a partecipare:
1) Il personale docente ed educativo assunto con contratto a tempo indeterminato nelle scuole statali, già confermato in ruolo;
2) che sia in possesso di laurea magistrale, specialistica o di vecchio ordinamento, di diploma accademico di secondo livello rilasciato dalle istituzioni AFAM o di diploma accademico di vecchio ordinamento congiunto con diploma di istituto secondario superiore,
3) che abbia effettivamente reso un servizio di almeno cinque anni presso le istituzioni scolastiche statali e paritarie, anche se maturato antecedentemente alla stipula del contratto a tempo indeterminato (il servizio si intende prestato per un anno intero se ha avuto la durata di almeno centottanta giorni o se sia stato prestato ininterrottamente dal primo febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale).
Dunque, dal dettato normativo, si evince che vengono illegittimamente esclusi a parteciparvi i seguenti docenti:
– i precari abilitati;
– i neoimmessi in ruolo;
– gli immessi in ruolo che non hanno ancora superato l’anno di prova.
L’illegittimità dell’esclusione risiede, infatti, nella disparità di trattamento tra docenti confermati in ruolo e docenti precari abilitati o neoimmessi in ruolo.
Come già confermato dalla giurisprudenza amministrativa, non sussiste alcuna ragione obiettiva che possa giustificare una disparità di trattamento tra docenti che abbiano prestato servizio a tempo determinato e quelli che, invece, abbiano prestato il medesimo servizio a tempo indeterminato, considerato quanto già più volte ribadito dalla Corte di Giustizia Europea,
Il nostro studio legale ha, dunque, predisposto un’azione per contestare l’ingiusta disparità di trattamento.
Pertanto, si potrà aderire al ricorso collettivo entro il 31/12/2017, al costo di €. 150,00, da promuovere dinnanzi al TAR Lazio sede di Roma

PER ADERIRE
Per aderire compila il modulo “Entriamo in contatto” precisando nel messaggio a quale categoria di docente appartieni:
 PRECARIO ABILITATO;
 NEOIMMESSO IN RUOLO
 IMMESSO IN RUOLO SENZA SUPERAMENTO DELL’ANNO DI PROVA
Ti verrà inviato il conferimento di incarico e la domanda cartacea di partecipazione al concorso
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Articolo a cura dell’ Avv. Maria Saia e dell’Avv. Massimiliano Valenza

Ricorso Ricostruzione della Carriera

Il 31/12/2017 scade il termine per la presentazione della domanda di ricostruzione della carriera del personale docente di ruolo, ovvero il riconoscimento come servizio di ruolo, ai fini normativi ed economici, dell’intero servizio pre-ruolo, con collocamento al livello stipendiale corrispondente all’anzianità di servizio maturata.

Invero, la suddetta domanda deve essere presentata al dirigente Scolastico nel periodo compreso tra il 1/09 ed il 31/12 di ciascun anno, secondo quanto stabilito dal comma 209, art. 1 della L. 107/2015.

Normativa

Il comma 1 dell’art. 485, D.Lgs. 297/1994, introduce la misura del riconoscimento, ai fini normativi ed economici, del servizio pre-ruolo prestato dal personale docente, fissando un periodo soglia entro cui questo viene riconosciuto per intero, ovvero per i primi 4 anni.

Per la parte eccedente i primi quattro anni, invece, il medesimo comma 1 stabilisce che il servizio pre-ruolo viene riconosciuto soltanto per due terzi ai fini economici e normativi, mentre il restante terzo viene riconosciuto ai soli fini economici.

A titolo esemplificativo, se il docente ha prestato 10 anni di servizio il Legislatore gli riconosce per intero soltanto i primi 4 anni, mentre dei restanti 6 anni gli riconosce soltanto 4 anni (2/3 di 6 anni). Dunque, in totale 8 anni di servizio a fronte di dieci.

Ciò comporta per il docente un notevole pregiudizio giuridico-economico ai fini dell’inquadramento negli scaglioni retributivi (cd. gradoni).

Per il personale scolastico, infatti, il sistema di progressione economica è articolato nei seguenti gradoni di anzianità: 0-8, 9-14, 15-20, 21-27, 28-34, 35.

Pertanto, con riferimento all’esempio sopra riportato, in seguito al riconoscimento del servizio sulla scorta di quanto previsto dal Legislatore, ovvero 8 anni, ne deriverebbe per il docente l’applicazione del primo gradone di anzianità (0-8), anziché del secondo (9-14), che gli spetterebbe qualora il servizio gli venisse riconosciuto per intero (ovvero per dieci anni).

A ciò si aggiunga che il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie non viene riconosciuto ai fini della ricostruzione della carriera, in quanto la suddetta normativa prende in considerazione soltanto il servizio prestato nelle sole scuole pareggiate e parificate, e ciò fino all’anno 2008, clicca qui per approfondimento sull’argomento.

Giurisprudenza

Il Tribunale di Palermo ha già accolto il nostro ricorso, condannando il MIUR a pagare oltre €. 41.000,00

La clausola n. 4 dell’Accordo Quadro (Direttiva 1999/70/CE), impone di disapplicare l’appena citata normativa nazionale, anche alla luce di quanto statuito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la Sentenza del 13 settembre 2007, secondo cui “la clausola 4, punto 1, dev’essere interpretata nel senso che essa osta all’introduzione di una disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, giustificata dalla mera circostanza che essa sia prevista da una disposizione legislativa o regolamentare di uno Stato membro ovvero da un contratto collettivo concluso tra i rappresentanti sindacali del personale e il datore di lavoro interessato”.

Pertanto, in applicazione della normativa europea rilevante, la Giurisprudenza nazionale di merito ha stabilito che: “E’ dunque pienamente riaffermata l’esigenza inderogabile di attuare concretamente i principi contenuti nel trattato CE, incoraggiando il giudice nazionale a darne concreta applicazione ogniqualvolta possibile. Si ritiene pertanto, proprio in virtù della menzionata giurisprudenza della Corte di Giustizia, che la normativa nazionale in materia, ed in particolare, l’art. 485 D. Lgs. 297/1994, debba essere disapplicata in modo da conformare l’ordinamento interno a quello comunitario. Non vi sono d’altra parte ragioni che giustifichino l’indubbia disparità effettuata dalla normativa nazionale tra personale docente assunto a tempo determinato e personale a tempo indeterminato, che svolga le stesse mansioni e sia in possesso dei medesimi requisiti soggettivi. Esattamente così è per i ricorrenti, che prima di essere assunti in ruolo avevano comunque conseguito l’abilitazione all’insegnamento ed erano idonei all’immissione in ruolo e svolgevano, ovviamente, le stesse funzioni previste dal CCNL per i docenti a tempo indeterminato” (Tribunale di Padova, Sez. Lav., Sentenza n. 758/11).

Tipologia di ricorrente

Il ricorso potrà essere promosso dal personale scolastico che ha già ottenuto il decreto ministeriale di ricostruzione della carriera, e che ha prestato servizio pre-ruolo, oltre che nelle scuole statali, anche nelle scuole paritarie.

Potrà essere proposto ricorso entro dieci anni dalla data in cui è possibile proporre la domanda di ricostruzione della carriera, e più precisamente entro dieci anni dalla data della conferma in ruolo.

Il termine si riduce a cinque anni qualora si debbano percepire degli arretrati, dovuti per la tardiva presentazione della domanda.

Tipologia di ricorso

Il ricorso è individuale e va proposto dinnanzi al Giudice del Lavoro territorialmente competente

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Articolo a cura dell’Avv. Maria Saia

Ricorso per precedenza L. 104/92 ex art. 33

Anche per quest’anno scolastico 2018/2019, la procedura di mobilità interprovinciale non ha consentito ai docenti di usufruire della precedenza spettante ai figli che assistono il genitore gravemente disabile ai sensi dei commi 5 e 7, dell’art. 33, della Legge n. 104/92.

Tale precedenza consiste nella possibilità riconosciuta al docente-figlio (quale referente unico) di essere trasferito/assegnato nel comune ove risulti domiciliato il genitore gravemente disabile (a carattere permanente).

Più in particolare, l’art. 13 del C.C.N.I 2017/2018 ha riconosciuto tale precedenza soltanto ai docenti interessati alla mobilità provinciale, mentre per la mobilità interprovinciale il successivo art. 14 ha stabilito che “Il personale scolastico (parente, affine o affidatario) che intende assistere il familiare ai sensi dell’art. 33, commi 5 e 7, della legge n. 104/92, in qualità di referente unico, non è destinatario di una precedenza nell’ambito delle operazioni di mobilità; al fine di realizzare l’assistenza al familiare disabile, il personale interessato partecipa alle operazioni di assegnazione provvisoria, usufruendo della precedenza che sarà prevista dal CCNI sulla mobilità annuale”.

Detta disciplina regolamentare realizza una palese disparità di trattamento tra docenti che partecipano alla mobilità provinciale e quelli che, invece, partecipano alla mobilità interprovinciale.

Ed infatti, indipendentemente dalla fase di mobilità, l’art. 601 del D.Lgs. n. 297/94, stabilisce che: “Gli articoli 21 e 33 della legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104, concernente l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate si applicano al personale di cui al presente testo unico. Le predette norme comportano la precedenza all’atto della nomina in ruolo, dell’assunzione come non di ruolo e in sede di mobilità”.

Pertanto, la distinzione operata dall’O.M 207/2018 e dal CCNI 2017/2018 non trova alcun fondamento all’interno del quadro normativo di riferimento.

Diverse sono state le pronunce giudiziarie che hanno accolto i ricorsi promossi dai docenti, ai quali il MIUR non aveva riconosciuto detta precedenza in sede di mobilità interprovinciale.

Si ricordano in particolare le pronunce favorevoli dei Tribunali Ordinari di Termini Imerese, Brindisi, Vercelli, Messina, Cagliari, Roma, Lodi, Potenza e Ravenna

Anche il Supremo Organo di Giustizia Amministrativa ha ritenuto in sede cautelare fondate le censure lamentate dai docenti in ordine alla violazione dell’art.33 della legge n.104 del 1992 da parte dell’O.M. 241/2016, nella parte in cui ha realizzato una disparità di trattamento tra docenti che hanno partecipano alla fase A della mobilità provinciale e docenti che, come i nostri ricorrenti, hanno partecipato alla fase C della mobilità interprovinciale.

MOBILITA’ SCUOLA 2018/2019 – LE ILLEGITTIMITA’

Con l’Ordinanza Ministeriale del 9/03/2018, n. 207, il MIUR ha avviato la mobilità per l’anno scolastico 2018/2019 (clicca qui), determinando le modalità di applicazione delle disposizioni contenute nel precedente CCNI 2017/2018, secondo l’accordo ponte sottoscritto in data 7 marzo 2018.

Le domande di mobilità territoriale e professionale per il personale docente potranno essere presentate dal 3 aprile 2018 e fino al 26 aprile 2018.

Dall’esame della citata normativa regolamentare emerge chiaramente come anche per questa mobilità i docenti saranno interessati da una procedura viziata da diverse illegittimità, e che il nostro Studio Legale ha già denunciato in passato.

MANCATA VALUTAZIONE DEL SERVIZIO PRE-RUOLO PRESTATO NELLE SCUOLE PARITARIE

La procedura di mobilità scolastica, anche per quest’anno scolastico 2018/2019, non ha riconosciuto il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie.

Il mancato riconoscimento del suddetto servizio pregiudica gravemente il docente sotto due diversi profili, ovvero sia in sede di mobilità che in sede di ricostruzione della carriera.

In sede di domanda di mobilità territoriale e professionale, infatti, il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie non è stato riconosciuto ai fini dell’attribuzione del punteggio da parte dell’Ufficio Scolastico Provinciale di titolarità, utile per ottenere il movimento richiesto.

Ed invero, la tabella allegata al n. 2 al CCNI 2017/2018 (TABELLA A) – Tabella di valutazione dei titoli ai fini dei trasferimenti a domanda e d’ufficio del personale docente ed educativo – con riferimento specifico alla valutazione dell’ANZIANITA’ DI SERVIZIO (Tabella A1, lettera B) e NOTE COMUNI), ha stabilito l’attribuzione di 6 punti per la mobilità volontaria e di 3 punti per la mobilità d’ufficio, limitatamente al servizio prestato nelle scuole statali, parificate o pareggiate, così escludendo il servizio prestato nelle scuole paritarie.

Sotto altro profilo, invece, il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie non viene riconosciuto in sede di ricostruzione della carriera, con notevole pregiudizio giuridico-economico per il docente ai fini dell’inquadramento negli scaglioni retributivi (cd. gradoni).

Più in particolare, il MIUR non valuta allo stesso modo il servizio pre-ruolo del docente ai fini della progressione stipendiale, con notevole disparità di trattamento tra il docente che ha prestato servizio nella scuola statale, pareggiata o parificata, ed il docente che, invece, ha prestato servizio nella scuola paritaria.

Molte sono state le pronunce giudiziarie che hanno accolto i ricorsi promossi dai docenti, ai quali il MIUR non aveva riconosciuto il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie.

Si ricordano in particolare le pronunce favorevoli dei Tribunali Ordinari di Palermo, Termini Imerese, Catania, Messina, Napoli Nord, Velletri, Vittoria, Salerno, Foggia.

Anche il Supremo Organo di Giustizia Amministrativa ha ritenuto in sede cautelare fondate le censure lamentate dai docenti in ordine alla violazione della L. n. 62 del 2000, della L. n. 107 del 2015 e del D.M. n. 94 del 2016 e la inosservanza dei principi di parità di trattamento e divieto di ingiusta discriminazione con riferimento alle tabelle di valutazione di cui all’O.M. 241/2016 (così anche dall’O.M. 221/2017), laddove, nel disciplinare la procedura di mobilità del personale docente, era stata prevista l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie.

PER ADERIRE / INFO

Per aderire o richiedere informazioni sul ricorso scrivi al seguente indirizzo email info@avvocatosaia.com entro il 31/03/2018, al fine di offrirti l’assistenza necessaria per la compilazione corretta della domanda di mobilità 2018/2019 e ricevere la documentazione necessaria per contestare le illegittimità riscontrate.

Si potranno richiedere ulteriori informazioni sul ricorso al seguente numero 091/7462637 o compilando il modulo “Entriamo in contatto” precisando nel messaggio la tipologia di ricorso per il quale si richiedono informazioni

MANCATO RICONOSCIMENTO DELLA PRECEDENZA EX ART 33 L. 104/92 PER LA MOBILITA’ INTERPROVINCIALE

Ancora una volta la procedura di mobilità interprovinciale non ha consentito ai docenti di usufruire della precedenza spettante ai figli che assistono il genitore gravemente disabile ai sensi dei commi 5 e 7, dell’art. 33, della Legge n. 104/92.

Tale precedenza consiste nella possibilità riconosciuta al docente-figlio (quale referente unico) di essere trasferito/assegnato nel comune ove risulti domiciliato il genitore gravemente disabile (a carattere permanente).

Più in particolare, l’art. 13 del C.C.N.I 2017/2018 ha riconosciuto tale precedenza soltanto ai docenti interessati alla mobilità provinciale, mentre per la mobilità interprovinciale il successivo art. 14 ha stabilito che “Il personale scolastico (parente, affine o affidatario) che intende assistere il familiare ai sensi dell’art. 33, commi 5 e 7, della legge n. 104/92, in qualità di referente unico, non è destinatario di una precedenza nell’ambito delle operazioni di mobilità; al fine di realizzare l’assistenza al familiare disabile, il personale interessato partecipa alle operazioni di assegnazione provvisoria, usufruendo della precedenza che sarà prevista dal CCNI sulla mobilità annuale”.

Detta disciplina regolamentare realizza una palese disparità di trattamento tra docenti che partecipano alla mobilità provinciale e quelli che, invece, partecipano alla mobilità interprovinciale.

Ed infatti, indipendentemente dalla fase di mobilità, l’art. 601 del D.Lgs. n. 297/94, stabilisce che: “Gli articoli 21 e 33 della legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104, concernente l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate si applicano al personale di cui al presente testo unico. Le predette norme comportano la precedenza all’atto della nomina in ruolo, dell’assunzione come non di ruolo e in sede di mobilità”.

Pertanto, la distinzione operata dall’O.M 207/2018 e dal CCNI 2017/2018 non trova alcun fondamento all’interno del quadro normativo di riferimento.

Diverse sono state le pronunce giudiziarie che hanno accolto i ricorsi promossi dai docenti, ai quali il MIUR non aveva riconosciuto detta precedenza in sede di mobilità interprovinciale.

Si ricordano in particolare le pronunce favorevoli dei Tribunali Ordinari di Termini Imerese, Brindisi, Vercelli, Messina, Cagliari, Roma, Lodi, Potenza e Ravenna

Anche il Supremo Organo di Giustizia Amministrativa ha ritenuto in sede cautelare fondate le censure lamentate dai docenti in ordine alla violazione dell’art.33 della legge n.104 del 1992 da parte dell’O.M. 241/2016, nella parte in cui ha realizzato una disparità di trattamento tra docenti che hanno partecipano alla fase A della mobilità provinciale e docenti che, come i nostri ricorrenti, hanno partecipato alla fase C della mobilità interprovinciale.

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Per aderire o richiedere informazioni sul ricorso scrivi al seguente indirizzo email info@avvocatosaia.com entro il 31/03/2018, al fine di offrirti l’assistenza necessaria per la compilazione corretta della domanda di mobilità 2018/2019 e ricevere la documentazione necessaria per contestare le illegittimità riscontrate.

Si potranno richiedere ulteriori informazioni sul ricorso al seguente numero 091/7462637 o compilando il modulo “Entriamo in contatto” precisando nel messaggio la tipologia di ricorso per il quale si richiedono informazioni

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