MUTUO: L’ILLICEITA’ DELL’AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE

Il Tribunale di Napoli stabilisce l’illegittimità dell’ammortamento alla francese nei contratti di mutuo.

In un precedente articolo ci eravamo occupati degli interessi anatocistici nei contratti di conto corrente bancario (leggi qui)

Stavolta, ci soffermeremo su una novità giurisprudenziale in tema d’illecita capitalizzazione degli interessi attraverso il sistema c.d. di ammortamento “alla francese” nei contratti di mutuo.

Il meccanismo, applicato alla maggioranza dei mutui stipulati in Italia, implica la corresponsione di rate di entità costante in quanto composte da una quota di capitale gradualmente crescente e da una quota di interessi via via decrescente.

La giurisprudenza maggioritaria ritiene che l’ammortamento alla francese non sia di per sé illecito ai sensi degli articoli 1283 e 1284 del codice civile.

Invece, con la sentenza n. 1558 del 13 febbraio 2018 il Tribunale di Napoli ha stabilito che il meccanismo, non dichiarato in contratto, ma solo dal piano di ammortamento, realizza effetti vietati dalla legge, consentendo ai mutuatari di ottenere un risparmio di 555.000 Euro su un mutuo di 1.000.000.

Il Giudice, infatti, condividendo i rilievi della consulenza tecnica d’ufficio, ha accertato che ad ogni scadenza gli interessi maturati venivano prima addebitati al capitale e poi pagati dalla quota contenuta nella rata.

Pertanto, il procedimento di partecipazione degli interessi al computo d’interessi successivi è stato dichiarato nullo perché contrario all’articolo 1283 c.c. e alla Delibera CICR del 9 febbraio 2000.

La coraggiosa decisione si ispira all’orientamento inaugurato dal Tribunale di Bari con la sentenza n. 113 del 29 ottobre 2008, in virtù della quale è illegittimo il meccanismo di ammortamento che comporta la restituzione degli interessi al tasso composto e non a quello semplice.

Orbene, nonostante sia imprescindibile l’esame del singolo piano di ammortamento da parte di un consulente tecnico-bancario, non possiamo non sottolineare come la sentenza possa costituire un precedente favorevole per chi abbia stipulato un contratto di mutuo alle condizioni descritte.

Chi può agire in giudizio: Qualunque cittadino o persona giuridica che abbia acceso un mutuo con interessi moratori a partire dall’anno 2000. Il diritto di agire in giudizio si prescrive in dieci anni e la competenza è del Tribunale per importi superiori a € 5.000.

INFO

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VITTORIA PIENA MOBILITA’ E RICOSTRUZIONE CARRIERA – DOCENTE GAE TRASFERITO IN SICILIA

Il Tribunale di Padova, con Sentenza N. 189/2018, pubblicata il 29/03/2018, ha accolto totalmente il ricorso promosso dalla docente palermitana, precaria dalle Graduatorie ad Esaurimento (GAE), beffata dalla Legge 107/2015 e dalla mobilità 2016/2017, in quanto illegittimamente assegnata in Veneto, ingiustamente superata dai docenti provenienti dalle Graduatorie Concorsuali GM/12, peraltro con un punteggio minimo legato per lo più all’idoneità ottenuta, ed assegnati nell’ambito prescelto dalla ricorrente.

Con il ricorso è stato chiesto, oltre al trasferimento della docente nell’ambito territoriale maggiormente preferito (Sicilia 0019) per essere stata illegittimamente assegnata nell’ambito territoriale non richiesto (Veneto 0020), anche il riconoscimento del servizio pre-ruolo valutato al pari del servizio di ruolo, sia con riferimento al punteggio (6 punti per ciascun anno anziché 3 punti), sia in genere ad ogni effetto giuridico ed economico.

Ebbene, il Tribunale di Padova ha accolto le illegittimità segnalate nel ricorso, ovvero che i docenti assunti con il piano straordinario ex L. 107/2015 provenienti dalle GAE sono sullo stesso piano, in sede di mobilità, dei docenti assunti con il medesimo piano ma provenienti dalle GM.

Infatti, si legge nella sentenza “Pertanto la legge pone sullo stesso piano i docenti che hanno partecipato alle due fasi di assunzione, stabilendo che partecipino ad un’unica fase di mobilità. Ai sensi dell’art. 40, c. 1 d.lgs. 165/01 i contratti collettivi possono disciplinare la materia della mobilità nei limiti previsti dalla legge. Il fatto che la legge nel caso in esame non assegni uno spazio di disciplina all’autonomia negoziale collettiva, quanto a preferenza da assegnare agli assunti provenienti da concorso o da graduatorie ad esaurimento, comporta che il criterio preferenziale adottato sia illegittimo e la relativa clausola contrattuale deve ritenersi nulla ai sensi dell’art. 2 c. 3 bis dello stesso d.lgs.”

Ed ancora, il medesimo Tribunale ha riconosciuto il diritto della docente a vedersi riconosciuta, ad ogni effetto giuridico ed economico, l’anzianità maturata in relazione ai rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi con il MIUR a decorrere dal 10 luglio 2001, condannando il Ministero a riconoscerle i punteggi spettanti a tale titolo nelle graduatorie di mobilità e a corrisponderle le differenze retributive dovute a tale titolo, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali sino al saldo.

Orbene, con l’Ordinanza Ministeriale del 9/03/2018, n. 207, il MIUR ha avviato la mobilità per l’anno scolastico 2018/2019, determinando le modalità di applicazione delle disposizioni contenute nel precedente CCNI 2017/2018, secondo l’accordo ponte sottoscritto in data 7 marzo 2018.

Le domande di mobilità territoriale e professionale per il personale docente potranno essere presentate dal 3 aprile 2018 e fino al 26 aprile 2018.

Dall’esame della citata normativa regolamentare emerge chiaramente come anche per questa mobilità i docenti saranno interessati da una procedura viziata da diverse illegittimità, e che il nostro Studio Legale ha già denunciato in passato.

Per ulteriori approfondimenti clicca sul seguente articolo MOBILITA’ SCUOLA 2018/2019 – LE ILLEGITTIMITA’

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Articolo a cura dell’Avv. Maria Saia

 

MOBILITA’ SCUOLA 2018/2019 – LE ILLEGITTIMITA’

Con l’Ordinanza Ministeriale del 9/03/2018, n. 207, il MIUR ha avviato la mobilità per l’anno scolastico 2018/2019 (clicca qui per l’Ordinanza), determinando le modalità di applicazione delle disposizioni contenute nel precedente CCNI 2017/2018, secondo l’accordo ponte sottoscritto in data 7 marzo 2018.

Le domande di mobilità territoriale e professionale per il personale docente potranno essere presentate dal 3 aprile 2018 e fino al 26 aprile 2018.

Dall’esame della citata normativa regolamentare emerge chiaramente come anche per questa mobilità i docenti saranno interessati da una procedura viziata da diverse illegittimità, e che il nostro Studio Legale ha già denunciato in passato.

MANCATA VALUTAZIONE DEL SERVIZIO PRE-RUOLO PRESTATO NELLE SCUOLE PARITARIE

La procedura di mobilità scolastica, anche per quest’anno scolastico 2018/2019, non ha riconosciuto il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie.

Il mancato riconoscimento del suddetto servizio pregiudica gravemente il docente sotto due diversi profili, ovvero sia in sede di mobilità che in sede di ricostruzione della carriera.

In sede di domanda di mobilità territoriale e professionale, infatti, il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie non è stato riconosciuto ai fini dell’attribuzione del punteggio da parte dell’Ufficio Scolastico Provinciale di titolarità, utile per ottenere il movimento richiesto.

Ed invero, la tabella allegata al n. 2 al CCNI 2017/2018 (TABELLA A) – Tabella di valutazione dei titoli ai fini dei trasferimenti a domanda e d’ufficio del personale docente ed educativo – con riferimento specifico alla valutazione dell’ANZIANITA’ DI SERVIZIO (Tabella A1, lettera B) e NOTE COMUNI), ha stabilito l’attribuzione di 6 punti per la mobilità volontaria e di 3 punti per la mobilità d’ufficio, limitatamente al servizio prestato nelle scuole statali, parificate o pareggiate, così escludendo il servizio prestato nelle scuole paritarie.

Sotto altro profilo, invece, il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie non viene riconosciuto in sede di ricostruzione della carriera, con notevole pregiudizio giuridico-economico per il docente ai fini dell’inquadramento negli scaglioni retributivi (cd. gradoni).

Più in particolare, il MIUR non valuta allo stesso modo il servizio pre-ruolo del docente ai fini della progressione stipendiale, con notevole disparità di trattamento tra il docente che ha prestato servizio nella scuola statale, pareggiata o parificata, ed il docente che, invece, ha prestato servizio nella scuola paritaria.

Molte sono state le pronunce giudiziarie che hanno accolto i ricorsi promossi dai docenti, ai quali il MIUR non aveva riconosciuto il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie.

Si ricordano in particolare le pronunce favorevoli dei Tribunali Ordinari di Palermo, Termini Imerese, Catania, Messina, Napoli Nord, Velletri, Vittoria, Salerno, Foggia.

Anche il Supremo Organo di Giustizia Amministrativa ha ritenuto in sede cautelare fondate le censure lamentate dai docenti in ordine alla violazione della L. n. 62 del 2000, della L. n. 107 del 2015 e del D.M. n. 94 del 2016 e la inosservanza dei principi di parità di trattamento e divieto di ingiusta discriminazione con riferimento alle tabelle di valutazione di cui all’O.M. 241/2016 (così anche dall’O.M. 221/2017), laddove, nel disciplinare la procedura di mobilità del personale docente, era stata prevista l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie.

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MANCATO RICONOSCIMENTO DELLA PRECEDENZA EX ART 33 L. 104/92 PER LA MOBILITA’ INTERPROVINCIALE

Ancora una volta la procedura di mobilità interprovinciale non ha consentito ai docenti di usufruire della precedenza spettante ai figli che assistono il genitore gravemente disabile ai sensi dei commi 5 e 7, dell’art. 33, della Legge n. 104/92.

Tale precedenza consiste nella possibilità riconosciuta al docente-figlio (quale referente unico) di essere trasferito/assegnato nel comune ove risulti domiciliato il genitore gravemente disabile (a carattere permanente).

Più in particolare, l’art. 13 del C.C.N.I 2017/2018 ha riconosciuto tale precedenza soltanto ai docenti interessati alla mobilità provinciale, mentre per la mobilità interprovinciale il successivo art. 14 ha stabilito che “Il personale scolastico (parente, affine o affidatario) che intende assistere il familiare ai sensi dell’art. 33, commi 5 e 7, della legge n. 104/92, in qualità di referente unico, non è destinatario di una precedenza nell’ambito delle operazioni di mobilità; al fine di realizzare l’assistenza al familiare disabile, il personale interessato partecipa alle operazioni di assegnazione provvisoria, usufruendo della precedenza che sarà prevista dal CCNI sulla mobilità annuale”.

Detta disciplina regolamentare realizza una palese disparità di trattamento tra docenti che partecipano alla mobilità provinciale e quelli che, invece, partecipano alla mobilità interprovinciale.

Ed infatti, indipendentemente dalla fase di mobilità, l’art. 601 del D.Lgs. n. 297/94, stabilisce che: “Gli articoli 21 e 33 della legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104, concernente l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate si applicano al personale di cui al presente testo unico. Le predette norme comportano la precedenza all’atto della nomina in ruolo, dell’assunzione come non di ruolo e in sede di mobilità”.

Pertanto, la distinzione operata dall’O.M 207/2018 e dal CCNI 2017/2018 non trova alcun fondamento all’interno del quadro normativo di riferimento.

Diverse sono state le pronunce giudiziarie che hanno accolto i ricorsi promossi dai docenti, ai quali il MIUR non aveva riconosciuto detta precedenza in sede di mobilità interprovinciale.

Si ricordano in particolare le pronunce favorevoli dei Tribunali Ordinari di Termini Imerese, Brindisi, Vercelli, Messina, Cagliari, Roma, Lodi, Potenza e Ravenna

Anche il Supremo Organo di Giustizia Amministrativa ha ritenuto in sede cautelare fondate le censure lamentate dai docenti in ordine alla violazione dell’art.33 della legge n.104 del 1992 da parte dell’O.M. 241/2016, nella parte in cui ha realizzato una disparità di trattamento tra docenti che hanno partecipano alla fase A della mobilità provinciale e docenti che, come i nostri ricorrenti, hanno partecipato alla fase C della mobilità interprovinciale.

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Articolo a cura dell’Avv. Maria Saia

PENSIONE DI INVALIDITA’: LA CORTE DI CASSAZIONE BACCHETTA L’INPS

La pensione d’inabilità, ai sensi dell’articolo 2 della legge del 2 giugno 1984 n. 222, è una prestazione economica che spetta al lavoratore al quale viene accertata, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

È erogata a favore dei lavoratori autonomi, subordinati e iscritti alla gestione separata a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda.

In caso di diniego è possibile ricorrere entro 90 giorni dalla comunicazione.

La valutazione dell’impossibilità assoluta e permanente di svolgimento di qualsiasi attività lavorativa è effettuata da una Commissione medico-legale dell’INPS, che procede a verificare se residuino energie psicofisiche utili allo svolgimento di attività lavorativa proficua.

Dunque, il lavoratore non sarà considerato inabile se

a) è possibile una variazione di mansioni non dequalificante e non usurante e

b) l’attività lavorativa sia tale da consentire una vita dignitosa.

Quest’ultimo requisito è stato introdotto dalla giurisprudenza, valorizzando la funzione dell’articolo 36, comma primo della Costituzione, che prevede il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato e, in ogni caso, sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Nella sentenza del 7 febbraio 2018, n. 2975, la Corte di cassazione, ha sconfessato ancora una volta l’interpretazione restrittiva dell’INPS, secondo la quale sarebbero ammessi alla pensione d’invalidità solo i soggetti assolutamente impossibilitati ad espletare qualsiasi attività lavorativa, anche non proficua.

Nel caso di specie, infatti, l’INPS sosteneva che non si profilasse il diritto a ricevere la pensione per l’assicurato – già conduttore di macchine operatrici – affetto da linfoma non hodgkin a localizzazione dorso-lombare con prognosi infausta e da grave cardiopatia.

La Corte di legittimità ha riconosciuto, invece, la bontà del ragionamento della Corte d’Appello di Cagliari che aveva dichiarato il diritto alla pensione d’invalidità del lavoratore.

L’orientamento consolidato della Corte di Cassazione è l’unica lettura possibile nel rispetto del diritto del lavoratore inabile a ricevere i mezzi adeguati alle sue esigenze di vita previsto dall’art. 38 della Costituzione e offre alle persone affette da gravi patologie almeno la consolazione della tutela di tale diritto.

Chi può agire in giudizio: lavoratori autonomi, subordinati e iscritti alla gestione separata ai quali sia negato, pur in presenza di assoluta e permanente impossibilità di svolgere attività lavorativa, il diritto alla pensione. Il diritto a proporre ricorso, dinanzi al Comitato Provinciale, è soggetto al termine di decadenza di 90 giorni dalla comunicazione del diniego.

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Articolo a cura dell’Avv. Maria Saia

VITTORIA IMPORTANTE DEL NOSTRO STUDIO IN MATERIA DI SCIA PER ESERCIZI COMMERCIALI!

Il TAR Sicilia, Sede di Palermo, con il decreto cautelare n. 133/2018, ha accolto l’istanza cautelare volta ad ottenere la sospensione dell’efficacia del provvedimento di annullamento di una SCIA inoltrata da una catena di punti vendita per ristorazione assai nota a Palermo.

L’azione proposta ha l’importante intento di affermare la sussistenza in capo all’Amministrazione di limiti molto stringenti nell’esercizio di poteri di annullamento in autotutela in materia di SCIA per esercizi commerciali.

Si tratta di tutele essenziali per i commercianti, da tempo fortemente vessati a causa di gravi inefficienze della Pubblica Amministrazione.

Le recenti riforme in materia di procedimento amministrativo, invece, hanno fortemente limitato il potere di ripensamento dell’Amministrazione, imponendo innanzitutto una comunicazione preventiva dei possibili rimedi esperibili dal privato al fine di “sanare” la sua posizione.

Ove il privato non sia stato preventivamente informato delle procedure volte alla rimozione di eventuali o presunte irregolarità, il provvedimento di annullamento deve essere considerato illegittimo.

Ed infatti, il Tar Palermo ha accolto l’istanza cautelare “Considerato che sussiste il danno temuto …, posto che il riavvio dell’attività svolta dalla ricorrente non può comportare alcun sostanziale pregiudizio per l’interesse pubblico perseguito dagli atti impugnati”.

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Articolo a cura dell’ Avv. Maria Saia e dell’Avv. Massimiliano Valenza

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