UN’ALTRA IMPORTANTE BATTAGLIA VINTA! RICONOSCIMENTO PRECEDENZA EX L. 104/92 NELLA MOBILITA’ INTERPROVINCIALE

Il Tribunale di Roma, con Ordinanza cronol. n. 79550/2018 del 06/09/2018, ha accolto il ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c, promosso dalla docente trapanese, insegnante nella Scuola Primaria presso la sede di titolarità di Roma (assegnata ai sensi del comma 108, art. 1 della L. 107/2015), referente unico del genitore gravemente disabile, la quale non aveva ottenuto, in sede di mobilità interprovinciale per l’a.s. 2018/2019, il riconoscimento della precedenza ai sensi dei commi 5 e 7, dell’art. 33 L. 104/1992, illegittimamente riconosciuta ai soli docenti interessati alla mobilità provinciale.

Più in particolare, i docenti di genitori gravemente disabili, in seguito al mancato riconoscimento della precedenza spettante ai sensi dei commi 5 e 7, dell’art. 33, della Legge n. 104/92, nella mobilità interprovinciale, sono stati privati del trasferimento nella sede scolastica più vicina alla residenza del genitore disabile.

Tale precedenza consiste, infatti, nella possibilità riconosciuta al docente-figlio (quale referente unico) di essere trasferito/assegnato nel comune ove risulti domiciliato il genitore gravemente disabile (a carattere permanente).

Pertanto, sulla scorta delle difese spiegate dall’Avv. Maria Saia, il Tribunale di Roma ha ritenuto fondato e, dunque, meritevole di accoglimento il ricorso, considerato che “La risoluzione della controversia dipende dall’interpretazione della L. n.104 del 1992, art. 33, comma 5, come modificato dalla L. n.53 del 2000, e, successivamente, dall’articolo 24, comma 1, lettera b), della legge 4 novembre 2010, n.183, secondo cui il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado (…) “ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede. Tale norma trova applicazione, ai sensi dell’art. 601 D.Lgs. 16.4.1994 n.297 – testo unico in materia di istruzione, “al personale di cui al presente testo unico” (co. 1), comportandone “la precedenza all’atto della nomina in ruolo, dell’assunzione come non di ruolo e in sede di mobilità” (co. 2) […. Ciò posto, la richiesta avanzata dalla ricorrente, di riconoscimento diritto di precedenza ex art.33 L. n.104/92 in sede di mobilità interprovinciale (v. domanda telematica e contestuale domanda in forma cartacea, al fine di poter richiedere la fruizione del diritto di precedenza nel predetto trasferimento) appare fondata, risultando documentalmente provato che il padre della ricorrente è portatore di stato di handicap grave, ai sensi dell’art. 3, co. 3, L. n.104/92, e che la ricorrente è referente unico del genitore in stato di disabilità in condizione di gravità.

Né osta al riconoscimento della fondatezza di tale diritto l’esistenza di una norma pattizia, contenuta nell’art. 13 CCNI 11.4.2017 (prorogato per l’a.s. 2018/2019), secondo cui, il beneficio in questione è riconosciuto al figlio individuato come referente unico che presta assistenza al genitore disabile in situazione di gravità, “limitatamente ai trasferimenti nella stessa provincia” (v. comma 1), mentre “Nei trasferimenti interprovinciali […], laddove “Il figlio che assiste il genitore in situazione di gravità ha diritto ad usufruire della precedenza tra province diverse esclusivamente nelle operazioni di assegnazione provvisoria, fermo restando il diritto a presentare la domanda di mobilità”. Deve ritenersi, infatti, che la clausola pattizia appena citata, nel limitare il diritto di scelta prioritaria del dipendente, che assista con continuità il genitore in stato di handicap grave, alla sola fase A della mobilità (su base provinciale), escludendolo invece, per quel che qui interessa, nella mobilità interprovinciale, deve ritenersi nulla, a norma dell’art.1418 c.c., per contrasto con la norma imperativa di cui all’art.33 co. 5 L. 5.2.1992 n.104, che, come detto, ai sensi dell’art. 601 del T.U. 297/1994, comporta “la precedenza” non solo “all’atto della nomina in ruolo” o “dell’assunzione come non di ruolo”, ma anche “in sede di mobilità”. Ne consegue la sua disapplicazione, dovendo accordarsi la precedenza ai dipendenti tutelati da detta norma rispetto agli altri dipendenti in ciascuna fase delle procedure di trasferimento.

Per ulteriori approfondimenti clicca sul seguente articolo RICORSO D’URGENZA PER MANCATO TRASFERIMENTO MOBILITA’ A.S. 2018/2019

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Articolo a cura dell’Avv. Maria Saia

 

 

BOLLO AUTO – IMPUGNAZIONE DELLA CARTELLA PER PRESCRIZIONE TRIENNALE

L’estate 2018 è risultata molto calda ai contribuenti, considerato che lo scorso mese di agosto hanno ricevuto dall’Ente di Riscossione la notifica di diverse cartelle esattoriali, aventi ad oggetto il pagamento delle tasse automobilistiche, precedentemente non versate all’Ente creditore.

Al fine di procedere con il pagamento della cartella, occorre innanzitutto verificare che la pretesa creditoria non sia effettivamente prescritta.

Ed infatti, i bolli auto non pagati entro la scadenza prevista non sono più dovuti qualora risultino prescritti.

Ebbene, occorre sapere che, i bolli auto hanno prescrizione molto breve. Essi, invero, si prescrivono nell’arco di tre anni.

Più precisamente, la prescrizione triennale inizia a decorrere dal 1 gennaio dell’anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento.

A titolo esemplificativo, se il pagamento del bollo doveva essere effettuato entro il 31/01/2014, la prescrizione inizierà a decorrere dal 01/01/2015 e, dunque, spirerà il terzo anno successivo, ovvero in data 31/12/2017.

Pertanto, se durante quest’arco temporale l’Ente creditore non ha inviato al contribuente alcun avviso di pagamento del bollo auto dovuto, interruttivo dei termini prescrizionali, la cartella esattoriale non dovrà essere pagata.

Tuttavia, al fine di far valere la prescrizione del bollo auto, e dunque l’illegittimità della cartella esattoriale, è necessario che quest’ultima venga impugnata entro 60 giorni dalla notifica, per impedire all’Ente di Riscossione di procedere con il recupero forzoso del credito (quale ad es. pignoramento, fermo amministrativo ecc.).

Tipologia di ricorso

Il ricorso giudiziario va proposto dinnanzi la Commissione Tributaria Provinciale competente entro 60 giorni dalla notifica

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Articolo a cura dell’Avv. Maria Saia

GRANDE VITTORIA – I LAVORATORI IN CIG IN DEROGA HANNO DIRITTO AL TFR

La Sezione Fallimentare del Tribunale di Palermo, con Decreto N. 853/2018 del 09/08/2018, ha accolto il ricorso in opposizione allo stato passivo del fallimento di una nota azienda palermitana, promosso da un lavoratore, il quale si è visto negare, in prima battuta (in sede di insinuazione al passivo fallimentare), il Trattamento di Fine Rapporto maturato in costanza di Cassa Integrazione in Deroga.

Giustizia è stata fatta! Il Tribunale di Palermo, accogliendo le tesi difensive del nostro studio legale, ha ritenuto che “In linea generale, salve specifiche disposizioni legislative, alla cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore, ai sensi dell’art. 2120 cod. civ., ha diritto a percepire il trattamento di fine rapporto da parte del datore di lavoro. Si tratta com’è noto di un diritto a maturazione progressiva ma esigibile solo alla fine del rapporto (salve le ipotesi di anticipo), che comporta per converso l’obbligo del datore di lavoro di accantonamento delle somme maturate nei singoli anni, ovvero di provvedere annualmente al loro versamento al fondo di tesoreria, laddove si trovi applicazione la legge 296/96… Alla luce di quanto detto, questo Tribunale ritiene, peraltro in conformità alle circolari emanate dal Ministero del Lavoro e dall’INPS richiamate dall’opponente, che anche per il periodo di CIGD il lavoratore maturi il diritto al TFR, con conseguente obbligo di accantonamento e poi pagamento da parte del datore di lavoro, non sussistendo alcuna norma eccezionale che ponga tale obbligo a carico di un soggetto diverso ovvero a carico dell’INPS”.

Pertanto, il nostro assistito ha ottenuto l’ammissione al passivo fallimentare del TFR maturato in costanza di CIGD

Tanta l’emozione per il risultato ottenuto, ciò anche alla luce del fatto che tanti altri lavoratori, che hanno presentato il medesimo ricorso con il nostro studio legale, sono in attesa di ottenere la stessa pronuncia.

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Articolo a cura dell’Avv. Maria Saia

Anche quest’anno il Ministero della Pubblica Istruzione, con D.M. 19 giugno 2018 n. 506 del 2018, ha dettato la disciplina relativa alle modalità di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo relative al triennio 2014/2017, prorogate all’a.s. 2018/2019 per il triennio successivo.

Tale D.M., tuttavia, non ha previsto alcuna facoltà di reinserimento per i docenti un tempo inseriti e, poi, cancellati, a causa della mancata presentazione della domanda di aggiornamento della posizione in graduatoria.

Orbene, la mancata facoltà di poter essere reinseriti è illegittima poiché in contrasto con le disposizioni legislative relative al procedimento per il reinserimento in graduatoria ad esaurimento di coloro che per uno o più anni non hanno dimostrato interesse per la permanenza nella stessa. Invero, l’art. 1, comma 1 bis della legge 5 giugno 2004, n. 143 prevede esplicitamente che “Dall’anno scolastico 2005-2006, la permanenza dei docenti nelle graduatorie permanenti (…) avviene su domanda dell’interessato, da presentarsi entro il termine fissato per l’aggiornamento della graduatoria con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. La mancata presentazione della domanda comporta la cancellazione dalla graduatoria per gli anni scolastici successivi. A domanda dell’interessato, da presentarsi entro il medesimo termine, è consentito il reinserimento nella graduatoria, con il recupero del punteggio maturato all’atto della cancellazione”.

Il D.M. 506/2018 ha, pertanto, disatteso quanto chiaramente indicato dal Legislatore per ottenere il reinserimento nelle graduatorie ad esaurimento. Ed infatti, pur non avendo la legge statuito la definitività della cancellazione, il Ministero ha, invece, determinato l’impossibilità di reinserimento di coloro i quali erano già inseriti.

E’ palese, dunque, l’illegittimità del D.M. oltre che essere lesivo dell’affidamento maturato dagli interessati nella possibilità di essere reinseriti nelle graduatorie ad esaurimento, nonché più in generale, delle disposizioni costituzionali in materia di diritto al lavoro.

Per tali motivi, tutti i docenti che, pur avendo presentato apposita istanza entro il termine del 9 luglio 2018, non hanno ottenuto il reinserimento nelle Graduatorie ad esaurimento, potranno presentare ricorso al TAR per l’annullamento del D.M. n. 506/2018.

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RICORSO D’URGENZA PER MANCATO TRASFERIMENTO MOBILITA’ A.S. 2018/2019

Nei primi giorni del mese di giugno sono stati pubblicati gli esiti della mobilità dei docenti per l’a.s. 2018/2019.

Tuttavia, per molti di loro è svanita la speranza di potersi ricongiungere con gli affetti più cari.

Più in particolare, i docenti di genitori gravemente disabili, in seguito al mancato riconoscimento della precedenza spettante ai sensi dei commi 5 e 7, dell’art. 33, della Legge n. 104/92, nella mobilità interprovinciale, sono stati privati del trasferimento nella sede scolastica più vicina alla residenza del genitore disabile.

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Per tale motivo, il nostro Studio legale ha supportato i predetti docenti:

Con riferimento a quest’ultima richiesta di conciliazione, si precisa che il CCNL Comparto Scuola 2006/2009, all’art. 135, comma 6 e seguenti, disciplina l’iter del procedimento, e più precisamente prevede che:

Comma 6 “Entro quindici giorni dal ricevimento della richiesta l’amministrazione compie un primo esame sommario che può concludersi con l’accoglimento delle pretese del lavoratore. In caso contrario, deposita nel medesimo termine le proprie osservazioni presso l’ufficio di segreteria e la controparte potrà prenderne visione. Contestualmente al deposito l’Amministrazione individuerà il proprio rappresentante con potere di conciliare. La comparizione della parti per l’esperimento del tentativo di conciliazione è fissata, da parte dell’ufficio di segreteria di cui al comma 2, in una data compresa nei quindici giorni successivi al deposito delle osservazioni dell’amministrazione. L’ufficio di segreteria provvederà, all’atto della comparizione, all’identificazione dei soggetti che svolgono il tentativo di conciliazione, che sarà registrata nel verbale di cui ai commi 8 e 9”.

Comma 7 “Qualora la soluzione della controversia prospettata riguardi le materie della mobilità e delle assunzioni, l’amministrazione deve pubblicare all’albo dell’ufficio di segreteria di cui al comma 2, contestualmente al ricevimento, la richiesta di conciliazione, in modo da consentire agli eventuali terzi interessati di venire a conoscenza del contenzioso in atto e di far pervenire all’amministrazione loro eventuali osservazioni entro dieci giorni dalla pubblicazione della notizia. In questo caso il termine per il deposito delle osservazione da parte dell’amministrazione è fissato in dodici giorni dal ricevimento della richiesta”.

Comma 8 “Il tentativo di conciliazione deve esaurirsi nel termine di cinque giorni dalla data di convocazione delle parti. Se il tentativo riesce, le parti sottoscrivono un processo verbale, predisposto dall’ufficio di segreteria..”.

Comma 9 “In caso di mancato accordo tra le parti, l’ufficio di cui al comma 2 stilerà’ un verbale di mancata conciliazione..”

Comma 10 “Qualora l’amministrazione non depositi nei termini le proprie osservazioni, l’ufficio di cui al comma 2 convocherà comunque le parti per lo svolgimento del tentativo di conciliazione”.

Cosa fare, dunque, nel caso di esito negativo della conciliazione?

Nel caso di esito negativo della conciliazione si potrà proporre ricorso d’urgenza (ex art. 700 c.p.c.) dinnanzi al Giudice del Lavoro, territorialmente competente, al fine di ottenere il trasferimento nella sede scolastica più vicina alla residenza del genitore disabile.

Diverse sono state le pronunce giudiziarie che hanno accolto i ricorsi promossi dai docenti, ai quali il MIUR non aveva riconosciuto detta precedenza in sede di mobilità interprovinciale.

Si ricordano in particolare le pronunce favorevoli dei Tribunali Ordinari di Termini Imerese, Brindisi, Vercelli, Messina, Cagliari, Roma, Lodi, Potenza e Ravenna.

Anche il Supremo Organo di Giustizia Amministrativa ha ritenuto in sede cautelare fondate le censure lamentate dai docenti in ordine alla violazione dell’art.33 della legge n.104 del 1992 da parte dell’O.M. 241/2016, nella parte in cui ha realizzato una disparità di trattamento tra docenti che hanno partecipano alla fase A della mobilità provinciale e docenti che, come i nostri ricorrenti, hanno partecipato alla fase C della mobilità interprovinciale.

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